Come si organizza un progetto di traduzione?

Il project manager.

Un progetto di traduzione ben organizzato è il giusto inizio per ottenere risultati di successo. Perché una volta che il cliente dice di sì, gli ingranaggi iniziano a girare. A girare veloce. A girare molto veloce.

I passi da seguire per organizzare un progetto di traduzione

Analizza il testo

Prima di tutto, bisogna valutare se è meglio utilizzare un CAT tool oppure no. A parer mio, non tutti i testi sono adatti per questi tipi di software. Manuali, libretti e tutti quei documenti tecnici che hanno bisogno di un controllo terminologico extra devono per forza passare da programmi professionali appositi. Altri invece no, come ad esempio testi divulgativi, Power Point di carattere generale, testi più creativi, in cui suddividere i paragrafi in segmenti può essere controproducente.

Passa all’azione

Se il testo non ha bisogno di tool particolari…

Leggi il file per individuare eventuali errori o dubbi da delucidare con il committente.

È molto importante avere tutto ben chiaro prima di partire con il lavoro vero e proprio.

Spesso i testi sono pieni di refusi, errori di battitura, frasi difficili da capire perché scritte per essere lette internamente, paragrafi tagliati o scannerizzazioni con parti offuscate.

Ogni tipo di anomalia deve essere chiarita subito, almeno puoi comunicarla subito al tuo collaboratore che lavorerà al testo.

Se il testo ha bisogno di CAT tool…

Carica il file, aggiungi una memoria di traduzione o creane una in caso di nuovo cliente, o se devi tradurre un testo di una specializzazione con cui non avevi mai lavorato prima.

Dopo di ciò, avvia un’analisi veloce e calcola il numero di parole da tradurre.

Questo passaggio è molto importante nella fase di preparazione del preventivo, perché aiuta a capire le tempistiche per la consegna del progetto di traduzione, e se sono necessari più traduttori, oppure ne basta uno solo.

Fai un’analisi terminologica

Fare un’analisi terminologica significa andare alla ricerca dei termini più tecnici presenti nel testo.

Un ottimo metodo è compilare un foglio Excel con varie colonne, suddivise in questo modo:

  • Colonna A: TERMINE SOURCE
  • Colonna B: PROPOSTA TARGET
  • Colonna C: DEFINIZIONE
  • Colonna D: IMMAGINE

Una volta terminato il tuo Excel, puoi passarlo al traduttore che lavorerà al testo, e che può compilare man mano che procede con la sua traduzione per mantenere la coerenza terminologica.

È possibile anche caricare questi file all’interno del nostro CAT tool, per eseguire controlli di qualità finali e modificare eventuali sinonimi utilizzati con la giusta terminologia approvata dal cliente del progetto.

Invia il tuo progetto al traduttore

Invia il tuo progetto al traduttore assicurandoti di fornire tutte le linee guida necessarie per svolgere un lavoro perfetto:

  • Chiedi sempre di confermare la ricezione dei file
  • Chiedi sempre di passare perlomeno un paio di strumenti per il controllo della qualità (Xbench, ad esempio) una volta terminata la traduzione
  • Invia l’Excel con la terminologia da seguire o compilare, oppure condividi il file sul cloud

Rimani sempre a disposizione per qualsiasi domanda o dubbio.

Conclusione del progetto di traduzione

You’ve got a mail

Appena ricevi il tuo testo, RIGUARDALO, RILEGGILO, RIANALIZZALO, RISPULCIALO PIÙ CHE PUOI. Perché quattro occhi sono meglio di due. E se ne aggiungi un paio e arrivi a sei, ancora meglio.

Puoi usare tool davvero utili per il controllo qualità, come ad esempio Xbench -vedi sopra- la funzione Verify di Trados Studio (l’ultima versione Trados Studio 2021 uscita a dicembre 2020 è davvero eccezionale) oppure software a pagamento come Verifika, di cui mi hanno parlato bene ma che non ho mai provato.

Ovviamente, alla fine, il controllino ortografico su Word è d’obbligo 🙂

Et voilà. Ecco il tuo progetto bello che pronto.

Non ti rimane che aprire la tua casella di posta elettronica, aprire il feed con il cliente, scrivere una bella mail, inviare il tutto e correre a prepararti un bell’espresso.

Perché, diciamocelo, te lo sei proprio meritato 👨‍💻🦸‍♂️☕

La formazione (continua) del traduttore

Era luglio, in una pandemia altalenante (ci sarebbe stata o no la fatidica seconda ondata a ottobre?), e il periodo non era di certo dei più rosei dal punto di vista professionale.

Di traduzioni ne arrivavano, soprattutto quelle per vendere mascherine a più non posso, ma io non mi sentivo soddisfatta. Erano già dieci anni che traducevo, e traducevo, e traducevo ancora. Mi mancava la scintilla, un qualcosa che mi desse un fremito la mattina quando suonava la sveglia. Qualcosa di diverso, che mi facesse sentire un po’ più viva nel mio lavoro.

Volevo ampliare le mie conoscenze nel digitale, fornire dei servizi in più e mettermi alla prova in qualcosa di nuovo, ma che fosse collegato alla mia professione.

Et voilà. La lampadina si accese. Un corso di copywriting, per produrre testi, e non solo tradurre quelli degli altri. Avevo voglia di iniziare a creare qualcosa di mio, che magari potesse un giorno venire tradotto da qualcuno.

Copywriting. Mi affascinava anche solo il nome.

Mi iscrissi a ADV di Copy42 l’ultimissimo giorno. Non ero sicura di avere abbastanza tempo da dedicare a un corso formativo, ma alla fine decisi di farmi questo regalo. E non potrei esserne più felice.

Ecco cosa ho imparato:

  • Adesso so cos’è un PAYOFF. Hai presente quelle scritte a effetto che si trovano sotto i brand famosi? Proprio quelle! Ecco un esempio che forse conoscete 😉

Capito no?

Ebbene sì, per trovare tre paroline da mettere una dietro l’altra (e che funzionino) ti ci possono volere settimane. O mesi. O anni.

  • Adesso so cosa (e quali) sono gli ARCHETYPAL BRANDING. Davvero super interessanti. Dopo questa lezione ti rendi conto di come fanno i brand a farci comprare i loro prodotti. Ti consiglio di leggerti questo libro qua per scoprire se la tua azienda è un UOMO COMUNE, un ANGELO CUSTODE o un RIBELLE. Poi fammi sapere 😉
  • Adesso so cos’è il TONE OF VOICE, o tono di voce, essenziale per dare il giusto carattere ai testi di un’azienda
  • So anche cos’è il NAMING, la struttura di un COMUNICATO STAMPA e fare l’EDITING di un testo
  • Adesso so cos’è una HEADLINE, come si scrive un annuncio per la radio e per la televisione
  • Ho avuto qualche problemino nel creare una campagna NO-PROFIT, ma ho capito cosa si nasconde dietro ogni annuncio di Amnesty International
  • So cos’è un LONG COPY e cosa significa comunicare per un’azienda con la CORPORATE COMMUNICATION
  • Adesso so cosa si cela dietro una TRANSCREATION, un poster di un personaggio POLITICO, e ho imparato addirittura qualche tecnica per fare comunicazioni UMORISTICHE

Bello vero?

Immagina di poter usare tutte queste conoscenze nelle tue Traduzioni. Fantastico. Sai che salto di qualità?

Ci vuole tanta, tanta, tanta pratica, ma con passione e duro lavoro il risultato porterà certamente a cose belle e soddisfacenti, per te e per il tuo cliente.

Quando si dice che non si smette mai di imparare…

I libri che ho letto e che ancora sto leggendo sono stati davvero illuminanti.

Di alcuni ti avevo già parlato nel mio post I lunedì, poi ci sono questi:

Ho deciso anche di iscrivermi all’Associazione italiana copywriter A.I.Copy, che ha anche una pagina Facebook molto interessante.

Beh, non posso dire che mi sia annoiata in tempi di lockdown, anzi, è stato un momento che mi ha fatto fermare a riflettere sul cammino percorso, con lo sguardo rivolto verso il sentierto che d’ora in poi voglio imboccare.

L’uomo è resiliente e davanti alle avversità, prima o poi, la strada giusta la trova. L’importante è schiarirsi bene le idee (magari facendo un po’ di yoga), leggendo un libro che ci fa stare bene, guardando una serie illuminante o semplicemente fermandosi a pensare al tavolo di cucina.

L’importante è non fermarsi, ma andare avanti, nel lavoro e nella vita.

Niente può fermare un traduttore. Né la PEMT. Né i software di traduzione automatica. Né il COVID-19.

Il prossimo corso o evento on-line? Tra un mese e mezzo te lo racconto 🙂

I lunedì

Chi ben comincia…

I lunedì sono fatti per iniziare la palestra, la dieta, andare a camminare 20 minuti e bere 2 litri d’acqua al giorno.

I lunedì sono un po’ come un inizio anno che si ripete ogni settimana. Una nuova possibilità per iniziare qualcosa che avevamo rimandato per troppo tempo.

Ed eccomi qui, con tutti i miei buoni propositi per un nuovo inizio. Potevo scegliere il 1º gennaio, ma sarebbe stato troppo scontato. Lunedì 18 gennaio 2021. Il giorno perfetto per riaprire la copertina e continuare a condividere con te la mia vita da traduttrice freelance.

Mi piacerebbe iniziare parlando dell’ultimo anno passato, L’ANNO DEL COVID-19.

Non è stato di certo un periodo facile, ed è difficile osservarlo dal punto di vista tipo bicchiere-mezzo-pieno, ma forse di qualcosa possiamo fare tesoro.

Il mio proposito di oggi è proprio quello di iniziare con un racconto positivo per tutti, freelance, traduttori, copywriter, dipendenti statali, aziendali, disoccupati. Tutti-tutti.

Perché non è mai troppo tardi per rimettersi in gioco 🙂

Cose bellissime del 2020 che non avrei mai fatto senza lockdown

Lo studio

Dopo più di 10 anni di professione, un errore fatale è stato quello di pensare che ormai la formazione non mi serviva più.

Così, nei mesi più difficili e in cui il lavoro scarseggiava, decisi che, oltre alla traduzione, avrei iniziato a studiare anche copywriting.

Ho fatto delle ricerche su Internet, ho letto articoli, recensioni, profili di colleghi su LinkedIn, fino a trovare il blog di Pennamontata, che offriva corsi di copywriting on-line. Mi sono letta qualche articolo, e senza pensarci troppo mi sono iscritta a uno dei loro corsi. Beh, devo dire che è stata una scoperta davvero piacevole.

I corsi sono davvero tostissimi, ma vale la pena provarci, anche solo per rivivere le sensazioni provate all’università (ahimè… quanti anni son passati).

Quindi, se sei interessato a espandere i tuoi orizzonti, ti consiglio di farci un pensierino e di metterti alla prova. Chissà, magari scopri di essere un pubblicitario nato 😉

Lo yoga

Mai e poi mai mi sarei immaginata di mettermi SUL SERIO a fare yoga.

No, non sono io questa.
La prossima volta però ne posto una con me nella posizione del cane a testa in giù, promesso 😛

Bellissimo. Una roba davvero assurda (come si direbbe a un amico per telefono). Difficile, eh, soprattutto la parte di meditazione e quelle asana che ti fanno arrivare il sangue al cervello dopo 5 secondi.

Ho seguito le lezioni di Denise Dellagiacoma, incontrata per caso su Facebook. Anche lei, una scoperta davvero molto gradevole.

Raccomando a chiunque sia costretto in casa per lavoro, lockdown, COVID-19, bambini, traduttori, mariti o mogli gelose, di stirarsi bene a fine giornata con questa disciplina, per calmare mente e corpo. Lo consiglio soprattutto per quelle giornate un po’ più da bicchiere-mezzo-vuoto, con troppo lavoro e senza molte attività di svago in cui potersi sfogare.

Vedrai, una volta provata, sarà una sorpresa a cui difficilmente potrai fare a meno.

I libri

E poi last but not least: libri, libri e ancora libri.

Ecco qua i miei TOP-5

In ordine di apparizione:

  1. Testi che parlano. Il tono di voce nei testi aziendali – Valentina Falcinelli
  2. Il cervello creativo Neil Pavitt
  3. L’Ickabog – J.K. Rowling
  4. Brand language tone of voice by Wordtree way – Liz Doig
  5. La grammatica della fantasia – Gianni Rodari
  1. Testi che parlano. Il tono di voce nei testi aziendali di Valentina Falcinelli è un manuale alla scoperta del tono di voce davvero molto interessante. È pieno di esempi, esercitazioni e spiegazioni che aiutano a capire cosa sia questa disciplina che sta prendendo sempre più piede anche in Italia. Se ti interessa il mondo del copy, è un libro da avere per forza sullo scaffale dello studio. Voto: 9/10
  2. Il cervello creativo di Neil Pavitt si compone di 45 consigli da mettere in pratica per sviluppare la creatività. Parla di “agire e smettere di lagnarsi”, di “guardare le cose in modo diverso”, di “vedere il bicchiere mezzo pieno” e di creare una “lista delle cose fatte” invece di un elenco delle cose ancora da fare. Davvero utile per cambiare il proprio punto di vista ed essere più creativi sul lavoro. Voto 9/10
  3. Beh, che dire. L’Ickabog è stato come un fulmine a ciel sereno. Immagina di essere all’Esselunga, cercando di ricordare la lista della spesa che ovviamente hai lasciato a casa, con già mezzo carrello pieno di cose inutili, ti giri e vedi L’ULTIMO LIBRO DELLA ROWLING CHE NON SAPEVI NEANCHE STESSE SCRIVENDO. È LÌ, SULLO SCAFFALE, CHE TI GUARDA. Non potevo credere ai miei occhi. Pensai subito che ci fosse un errore, e invece no. Era proprio là. L’ultimo volume della mia amata J.K. Da quel momento il mio carrello era al completo. Via subito in cassa e di filata a casa per leggerlo tutto d’un fiato. Voto: 10/10.
  4. Brand language tone of voice by Wordtree way di Liz Doig l’ho scoperto per caso navigando nello store del mio Kindle. Stavo cercando materiale sul copywriting e ho trovato questo volume. In lingua inglese, è davvero molto interessante. Anche qui si propongono molti esempi ed esercitazioni. Da leggere più e più volte per imparare e mettere in pratica questa interessante disciplina. Voto: 10/10
  5. E infine lui, Gianni Rodari. La grammatica della fantasia è un viaggio nell’arte di inventare storie spiegato da un narratore esperto in materia. Adoro quando dice che nelle scuole, oltre alla matematica, alla geografia, alla storia e all’italiano, si dovrebbe insegnare anche la fantastica come materia. Non sarebbe fantastico? Voto: 9/10

Namastè, ehm, grazie.

Ed ecco che il mio lunedì è giunto al termine 🙂

Ti ringrazio davvero tanto per essere arrivato fin qui, e ti aspetto nel mio prossimo articolo.

Intanto, aggiorno la lista delle cose di lunedì 18 gennaio 2021:

– Scrivere sul blog.

Fatto 😉

Un percorso lungo e tortuoso. Ma possibile e bellissimo

Da quanto tempo lavoro? Non da molto. Ah, da quanto tempo sono traduttrice! Da 10 anni suonati. Scusate, ma questo mestiere per me non è proprio un lavoro… Fortunata? Un po’ sì, perché negarlo, ma la strada non è stata sempre facile. Io ai gratta e vinci non ci credo proprio e penso che uno la fortuna se la debba fare un po’ da sé. Per questo ho deciso di andare avanti. E con “andare avanti” mi riferisco a portare a un altro livello il mio lavoro. È possibile? Ma certo! Come? Continuate a leggere… e scoprirete la magia!

2009 – Lingue e Letterature Straniere presso l’Università degli Studi disalomoneFB Firenze. Un capitolo felice che si conclude nella mia amata Toscana

Dopo una discussione della tesi alquanto combattuta, è l’ora di indossare la corona di alloro, fare le valigie e ripartire per la mia Siviglia. Ancora la traduzione non è nei miei progetti, ma il mio desiderio di diventare interprete si fa sentire sempre più…

download (1)2010 – Traducción e Interpretación presso la Universidad de Córdoba. Il sogno che si avvera

Un po’ per caso, un po’ per conoscenze acquisite, scopro che anche in Andalusia ci sono scuole validissime per diventare traduttori e interpreti; e io chiaramente mi ci fiondo a capofitto. Dopo traduzioni di pagelle, diplomi e quant’altro, inizio il mio incredibile percorso nella Universidad de Córdoba, in cui compagni e professori mi aiutano a diventare la persona e la professionista che sono. Non ci sono parole per descrivere questa esperienza. Potessi tornare indietro nel tempo, la rifarei 1001 volte.

2012 – Si torna a casa. E inizia l’avventura.

Adesso si inizia per davvero. Tra il 2012 e il 2013 decido di aprire la mia partita IVA in Italia e parto come un razzo. Cioè, con la voglia di partire come un razzo, anche se di tempo un po’ ce n’è voluto per farmi spazio nel mondo virtuale della traduzione. Quanto tempo è stato necessario? Beh, io direi un annetto… Ma sì, anche se dopo pochi mesi ero già in pista. E che pista!

2019 – L’avventura continua. Ma… qualcuno ha detto agenzia?

72a8665c8f3820708d971b761e6b0490_origNella vita non bisogna accontentarsi mai. O forse sì, a volte, ma per adesso no. Quindi gambe in spalla e via con altri progetti grandiosi! Come ad esempio cercare validi collaboratori per espandere il proprio mestiere. Sì, signori: ho deciso di aprire la mia agenzia. Dopo anni di esperienza, la giusta strumentazione, compagni giusti su cui contare (tra cui un marito molto paziente) e altri professionisti innamorati del loro lavoro come me, credo che si possa fare.

SoundTrad: il sogno che si avvera

Ebbene sì: SoundTrad è il mio primo, grande progetto di traduzione. Come andrà? E chi può saperlo. Per adesso so solo che sono elettrizzata e contenta di questa lunga decisione finalmente presa. Il sito Internet?logo_soundtrad

Like-Us-on-Facebook

 Ovviamente è già attivo: www.soundtrad.com, insieme alla sua pagina Facebook: https://www.facebook.com/SoundTrad/?ref=bookmarks, in cui invito tutti a mettere un grande e grosso Mi Piace!

Probabilmente molti di voi si staranno chiedendo: “Ma come diavolo le è saltato in mente di intraprendere un percorso così complicato”, “Ma è matta? Già c’è la crisi, non le bastano le ipermegatasse della libera professione?”, “Ma come si fa? Da dove si comincia?”.

Ecco, alle prime domande non saprei proprio cosa dire, perché è vero, a volte mi viene da dire: “Ma chi cavolo me lo ha fatto fare? Stavo così bene prima…”; tuttavia all’ultima, potrei dare delle brevi delucidazioni.

Aprire un’agenzia di traduzioni. Roba da visionari o da piccoli imprenditori?

Ecco a voi la to-do list che ho seguito per iniziare:

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L’idea: basta, voglio crescere. Prima di tutto bisogna volerlo, poi studiare bene tutti i passaggi e solo alla fine lanciarsi.

Lo studio: scaricatevi video, libri, consultate blog, post, pagine dedicate per traduttori, e chi più ne ha più ne metta per farvi un’idea di cosa voglia dire intraprendere un percorso del genere.

L’analisi: posso davvero lanciarmi? Conosco i software di traduzione e i programmi di supporto? Qual è la mia conoscenza del PC? Devo forse seguire prima dei corsi? Com’è messo il mio portafoglio clienti? E i collaboratori?

La ricerca dei collaboratori: è forse una delle fasi download

iniziali più difficili, perché stancante e dalla difficile organizzazione. Non basta contattare professionisti qua e là e annotare la loro mail su un foglio di carta: bisogna creare data base, mettere bene per iscritto le loro tariffe, archiviare il loro curriculum, appuntarci se utilizzano qualche software di traduzione assistita oppure no, e qualsiasi altra informazione utile sul loro profilo.

La ricerca dei clienti: se non avete chi può farlo per voi, dovete tirarvi su le maniche e mettervi a contattare chiunque potrebbe avere necessità dei vostri servizi. C’è qualche fiera nei dintorni che potrebbe fare al caso vostro? Andateci. L’amico di papà ha uno studio di web designer e potrebbe avere bisogno di traduzioni? Contattatelo. Si inizia così, a poco a poco, poi il flusso di lavoro prenderà la giusta direzione (e portata!).

Il sito Internet: beh, che dire. È il nostro biglietto da visita, quindi è imperativo investire un po’ per la nostra immagine. Non perdete tempo a farlo voi: ognuno deve svolgere il proprio lavoro (non ci accaniamo forse contro tutti quelli che si-traducono-da-sé con il magico Google Translator? Ecco. Non facciamo lo stesso errore noi!).

I social network: non usiamoli solo per raccontare ai quattro venti il bel viaggio che ci siamo fatti a gennaio alle Maldive… Sfruttiamoli per farci pubblicità e raccontare al mondo quanto siamo bravi e professionali! Non funziona più di tanto? Provare per credere 😉

Il marketing online: abbiamo fatto 30, non possiamo non fare 31. Bisogna investire nel marketing online, il nostro vero e proprio negozio. I prezzi? I più dispari. Dipende tutto da quanto vogliamo essere visibili.

La formazione continua: un traduttore non può smettere di studiare e di formarsi. Traduzione e tecnologia vanno a braccetto e quest’ultima evolve e si trasforma giorno dopo giorno come un fiume in piena. Quindi “corsi, venite a me!”.

…Un po’ di meritato riposo! Si sa, nella vita del traduttore, la parola “riposo” non è molto presente nel dizionario, ma non dimentichiamoci di staccare gli occhi dallo

dormo

schermo ogni tanto, di uscire all’aria aperta e di dare un bacio a nostro marito, moglie e figli! Scontato? Nah, più che comune per noi traduttori! Quindi, dopo aver consegnato le ultime traduzioni, ricontrollato la nostra pagina Facebook, aggiornato il nostro profilo LinkedIn, ridato una controllata al sito appena sfornato, scaricato l’ultimo aggiornamento del nostro software di traduzione, è l’ora di prenderci una meritatissima pausa e di andarci a mangiare una pizza, da bravi italiani!

Dubbi o domande? Immagino di sì… Ma non preoccupatevi! Sono all’ordine del giorno per chi fa il nostro mestiere.

Un saluto a tutti!

 Bianconigli e cappellai matti del paese delle traduzioni

Alice
Alice o traduttrice?

Ultimamente mi sono arrivate molte mail, in cui studenti e aspiranti professionisti traduttori mi chiedono come iniziare e quale strada intraprendere per poter vivere di traduzione, se è possibile svolgere la professione senza avere intrapreso un certo tipo di percorso scolastico, se si può essere traduttori pur odiando il computer…

 

Ardue questioni, lo ammetto.

Dopo qualche anno dalla mia laurea e dal mio arrivo nel mondo della traduzione, credo di poter affermare di essermi addentrata ben bene nei cunicoli della tana del bianconiglio e di aver scelto di rimanere in questo meraviglioso mondo di cappellai decisamente molto matti (o molto nerd) che è quello delle traduzioni. Quindi è con grande gioia che posso esprimervi un parere per ognuna delle questioni a me presentate, e magari anche di offrire un bel tè virtuale a tutti i miei cari lettori alla fine.

Ma bando alle ciance, andiamo dritti al sodo:

È necessaria una laurea in Traduzione e Interpretariato per svolgere il lavoro del traduttore?

LaureaBeh… Diciamo che tutti noi che ci siamo iscritti, abbiamo studiato e ci siamo laureati in traduzione non l’abbiamo fatto per la gloria, ma per una profonda passione verso le lingue e la professione. Ma capisco la domanda: molti corsi di studi sono stati pensati soprattutto per mangiare soldi alle famiglie e non per aprirti davvero la strada nel mondo del lavoro. Io ho due lauree, una in Lingue e Letterature Straniere conseguita nell’Università degli Studi di Firenze e una in Traduzione e Interpretariato ottenuta nella UCO (Universidad de Córdoba) in Spagna, e posso dire con il cuore in mano che i tre anni spesi per la laurea breve a Firenze non sono serviti a molto, purtroppo. Una volta lanciato il cappello per aria ed essermi messa la corona di alloro non sapevo proprio dove andare a sbattere la testa; sapevo molto bene lo spagnolo grazie alla lettrice che avevamo all’epoca, ma tranne quello e qualche altra nozione di letteratura e filologia non potevo proprio affermare di avere tra le mani una professione da poter svolgere così, su due piedi.

Per questo la mia risposta è , è fondamentale avere una laurea per iniziare senza troppi problemi a essere un traduttore professionista.

Mayday! Mayday! Mi sono laureato ma non so da che parte cominciare!

 Eh caspita, questo sì che è un bel grattacapo. Chi non ci è passato?One-way-or-another

Purtroppo in questo settore siamo tutti amici e concorrenti allo stesso tempo; quindi se sperate che qualcuno vi serva su un bel piatto d’argento (e soprattutto gratis) una lista di possibili clienti è a dir poco impossibile. Perché la questione è proprio questa: trovare clienti. È importante capire che siamo davvero una piccola impresa, e come tale abbiamo bisogno di clienti a cui vendere il nostro prodotto. Quindi su le maniche e via a cercare come matti! Dove? Beh, io da una parte preferisco le agenzie di traduzione; le tariffe posso essere inferiori rispetto ai clienti diretti (anche se dipende sempre da chi stiamo parlando), ma se si lavora bene i progetti sono praticamente garantiti ogni mese. E poi… sareste in grado di fornire una traduzione di 50 mila parole in 6 lingue diverse in una settimana completamente da soli? Se la risposta è no, una buona fetta di grandi aziende potrebbe rimanere esclusa dal vostro portfolio. Quindi la prima cosa da fare è:

– Verificare quante parole riusciamo a tradurre all’ora;

– Moltiplicarle per le ore di lavoro giornaliere che possiamo dedicare a ogni progetto;

– Considerare il massimo totale che possiamo offrire (che credetemi, crescerà nel tempo).

Forse è meglio iscriversi a qualche specialistica-master-dottorato-e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta…

masterLo so, lo so, può sembrare politicamente scorretto ma… NO, NO È ANCORA NO. Una laurea sì, procrastinare con la scusa di dover ancora studiare, non essere ancora pronti per entrare nel mondo del lavoro, non sentirsi all’altezza di gestire la propria attività, assolutamente no, sono tutte baggianate che il sistema mangiasoldi Made in USA ha progettato ben bene per ficcare nella testa delle famiglie che se non hai millecinquecento fogli, lauree, diplomi, master, dottorati e via dicendo non potrai mai farcela.

Il mio consiglio? Leggete bene il punto 2, tiratevi su le maniche e buttatevi a capofitto nella tana del bianconiglio: potreste trovare un mondo che mai avevate immaginato.

Odio il computer. Come faccio?

Se non vi piace il computer, ahimè, mi duole dire che questo lavoro a771560072839080703724ef77bc9791probabilmente non farà al caso vostro. Però c’è sempre una luce in fondo al tunnel. Io, ad esempio, lo odiavo. Ma tipo, odiavo-odiavo. Più che spedire una mail e connettermi a qualche social network, nisba, nada, zero assoluto. Poi però capii che nel mondo di oggi sei tagliato fuori da molti settori se ti rifiuti di imparare a usarlo; e così imparai.

Alla fine sei tu e lui, ogni giorno; è lui che ti dà il pane da mangiare, e sei tu che devi coccolarlo, curarlo e rimetterlo a posto quando fa le bizze.

Tirocinio? No, grazie.

unpaid-internship
No, thanks.

Beh, bisogna prendere con riserva questa mia affermazione. Farsi un’esperienza in qualche agenzia prima di partire per il nostro grande progetto può essere molto utile, ma bisogna sempre tenere gli occhi ben aperti dagli impostori. All’inizio della mia carriera ero stata contattata da un’agenzia abbastanza grande italiana per svolgere qualche prova di traduzione (6 o 7 testi molto lunghi, che purtroppo feci senza rendermi conto dell’assurdità della richiesta, complice la mia poca esperienza). Ovviamente, secondo loro, “la qualità della mia traduzione non era abbastanza alta per iniziare a lavorare nella loro agenzia, ma sufficiente per svolgere un magnifico tirocinio nei loro uffici in città”. Chiaramente accettai senza rendermi conto dell’immane fregatura in cui mi stavo cacciando. Dopo 8 ore trascorse a lavorare gratis al loro blog, traducendo contenuti dall’italiano allo spagnolo, il proprietario dell’ufficio mi comunicò che non avremmo firmato un contratto per un impiego del genere, ma che mi avrebbe rilasciato un incredibile certificato alla fine della mia esperienza, come se avessi svolto un corso persso la loro agenzia “così facoltosa nel settore, che sicuramente  avrebbe migliorato il mio CV” (chi è interessato al nome dell’agenzia può scrivermi in privato). Quindi, è davvero necessario impiegare ore, giorni o addirittura mesi in tirocini del genere? Direi proprio di no. Anzi, credo che queste persone siano la rovina del nostro settore; quindi mi raccomando, non sentitevi in colpa di declinare “offerte” del genere, siatene orgogliosi!

 

Si può vivere di traduzione?

A-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e-s-ì. Anche se non dobbiamo mai dimenticare che è un lavoro vero e proprio, che il tempo è denaro e che siamo noi i capi di noi stessi, pertanto:

  • L’orario lo stabiliamo noi: beh, fino a un certo punto. Oggi è domenica e io sto lavorando, dato che domattina alle 8:00 ho una consegna per un cliente. Ho deciso io di dedicare un paio d’ore al mio lavoro oggi pomeriggio e non stamattina, questò sì, ma non ho deciso io i termini di consegna. Quindi il vecchio detto che il freelance ha tutta la libertà del mondo è vero solo in parte.
  • Io sono il capo di me stessa, quindi posso lavorare a oltranza: vero, ma attenzione a non dimenticare altre attività fondamentali per la vita di coppia e non (farsi la doccia tutti i giorni, togliersi il pigiama prima di mezzogiorno, fare tanta, tanta, tanta attività fisica e stare attenti alla posizione di schiena, gambe e polsi). Inoltre non avere un capo che ci controlla o un orario di lavoro prestabilito può portarci a trascorrere innumerevoli ore davanti al pc, o viceversa, a trascurare alcune parti del proprio lavoro per attività di svago (se non abbiamo un progetto di traduzione, non dimentichiamoci del marketing e della ricerca di nuovi clienti!).
  • Dedicare parte del nostro tempo alla contabilità e al controllo delle entrate/uscite: è un altro aspetto da prendere in considerazione, anche se io consiglio sempre di scegliersi un buon commercialista e passare a lui tutta la nostra contabilità alla fine dell’anno per il pagamento delle tasse e per il calcolo dei costi.

Come concludere? Beh, dicendo semplicemente che qualche anno fa mi sono catapultata nell’intrigante tana del bianconiglio, ho iniziato a disegno-di-cappellaio-matto-alice-disney-colorato-600x600

vivere di traduzione e adesso non potrei esserne più felice. Anche se però, come avviene a molti nel settore, vivere nel paese delle meraviglie un po’ il segno te lo lascia… 🙂

Chi vuole una tazza di tè?