Bianconigli e cappellai matti del paese delle traduzioni

Freelancers, italiano, lingue straniere, Otros artes, Traduzione, Traduzione generale

Alice

Alice o traduttrice?

Ultimamente mi sono arrivate molte mail, in cui studenti e aspiranti professionisti traduttori mi chiedono come iniziare e quale strada intraprendere per poter vivere di traduzione, se è possibile svolgere la professione senza avere intrapreso un certo tipo di percorso scolastico, se si può essere traduttori pur odiando il computer…

 

Ardue questioni, lo ammetto.

Dopo qualche anno dalla mia laurea e dal mio arrivo nel mondo della traduzione, credo di poter affermare di essermi addentrata ben bene nei cunicoli della tana del bianconiglio e di aver scelto di rimanere in questo meraviglioso mondo di cappellai decisamente molto matti (o molto nerd) che è quello delle traduzioni. Quindi è con grande gioia che posso esprimervi un parere per ognuna delle questioni a me presentate, e magari anche di offrire un bel tè virtuale a tutti i miei cari lettori alla fine.

Ma bando alle ciance, andiamo dritti al sodo:

È necessaria una laurea in Traduzione e Interpretariato per svolgere il lavoro del traduttore?

LaureaBeh… Diciamo che tutti noi che ci siamo iscritti, abbiamo studiato e ci siamo laureati in traduzione non l’abbiamo fatto per la gloria, ma per una profonda passione verso le lingue e la professione. Ma capisco la domanda: molti corsi di studi sono stati pensati soprattutto per mangiare soldi alle famiglie e non per aprirti davvero la strada nel mondo del lavoro. Io ho due lauree, una in Lingue e Letterature Straniere conseguita nell’Università degli Studi di Firenze e una in Traduzione e Interpretariato ottenuta nella UCO (Universidad de Córdoba) in Spagna, e posso dire con il cuore in mano che i tre anni spesi per la laurea breve a Firenze non sono serviti a molto, purtroppo. Una volta lanciato il cappello per aria ed essermi messa la corona di alloro non sapevo proprio dove andare a sbattere la testa; sapevo molto bene lo spagnolo grazie alla lettrice che avevamo all’epoca, ma tranne quello e qualche altra nozione di letteratura e filologia non potevo proprio affermare di avere tra le mani una professione da poter svolgere così, su due piedi.

Per questo la mia risposta è , è fondamentale avere una laurea per iniziare senza troppi problemi a essere un traduttore professionista.

Mayday! Mayday! Mi sono laureato ma non so da che parte cominciare!

 Eh caspita, questo sì che è un bel grattacapo. Chi non ci è passato?One-way-or-another

Purtroppo in questo settore siamo tutti amici e concorrenti allo stesso tempo; quindi se sperate che qualcuno vi serva su un bel piatto d’argento (e soprattutto gratis) una lista di possibili clienti è a dir poco impossibile. Perché la questione è proprio questa: trovare clienti. È importante capire che siamo davvero una piccola impresa, e come tale abbiamo bisogno di clienti a cui vendere il nostro prodotto. Quindi su le maniche e via a cercare come matti! Dove? Beh, io da una parte preferisco le agenzie di traduzione; le tariffe posso essere inferiori rispetto ai clienti diretti (anche se dipende sempre da chi stiamo parlando), ma se si lavora bene i progetti sono praticamente garantiti ogni mese. E poi… sareste in grado di fornire una traduzione di 50 mila parole in 6 lingue diverse in una settimana completamente da soli? Se la risposta è no, una buona fetta di grandi aziende potrebbe rimanere esclusa dal vostro portfolio. Quindi la prima cosa da fare è:

– Verificare quante parole riusciamo a tradurre all’ora;

– Moltiplicarle per le ore di lavoro giornaliere che possiamo dedicare a ogni progetto;

– Considerare il massimo totale che possiamo offrire (che credetemi, crescerà nel tempo).

Forse è meglio iscriversi a qualche specialistica-master-dottorato-e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta…

masterLo so, lo so, può sembrare politicamente scorretto ma… NO, NO È ANCORA NO. Una laurea sì, procrastinare con la scusa di dover ancora studiare, non essere ancora pronti per entrare nel mondo del lavoro, non sentirsi all’altezza di gestire la propria attività, assolutamente no, sono tutte baggianate che il sistema mangiasoldi Made in USA ha progettato ben bene per ficcare nella testa delle famiglie che se non hai millecinquecento fogli, lauree, diplomi, master, dottorati e via dicendo non potrai mai farcela.

Il mio consiglio? Leggete bene il punto 2, tiratevi su le maniche e buttatevi a capofitto nella tana del bianconiglio: potreste trovare un mondo che mai avevate immaginato.

Odio il computer. Come faccio?

Se non vi piace il computer, ahimè, mi duole dire che questo lavoro a771560072839080703724ef77bc9791probabilmente non farà al caso vostro. Però c’è sempre una luce in fondo al tunnel. Io, ad esempio, lo odiavo. Ma tipo, odiavo-odiavo. Più che spedire una mail e connettermi a qualche social network, nisba, nada, zero assoluto. Poi però capii che nel mondo di oggi sei tagliato fuori da molti settori se ti rifiuti di imparare a usarlo; e così imparai.

Alla fine sei tu e lui, ogni giorno; è lui che ti dà il pane da mangiare, e sei tu che devi coccolarlo, curarlo e rimetterlo a posto quando fa le bizze.

Tirocinio? No, grazie.

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No, thanks.

Beh, bisogna prendere con riserva questa mia affermazione. Farsi un’esperienza in qualche agenzia prima di partire per il nostro grande progetto può essere molto utile, ma bisogna sempre tenere gli occhi ben aperti dagli impostori. All’inizio della mia carriera ero stata contattata da un’agenzia abbastanza grande italiana per svolgere qualche prova di traduzione (6 o 7 testi molto lunghi, che purtroppo feci senza rendermi conto dell’assurdità della richiesta, complice la mia poca esperienza). Ovviamente, secondo loro, “la qualità della mia traduzione non era abbastanza alta per iniziare a lavorare nella loro agenzia, ma sufficiente per svolgere un magnifico tirocinio nei loro uffici in città”. Chiaramente accettai senza rendermi conto dell’immane fregatura in cui mi stavo cacciando. Dopo 8 ore trascorse a lavorare gratis al loro blog, traducendo contenuti dall’italiano allo spagnolo, il proprietario dell’ufficio mi comunicò che non avremmo firmato un contratto per un impiego del genere, ma che mi avrebbe rilasciato un incredibile certificato alla fine della mia esperienza, come se avessi svolto un corso persso la loro agenzia “così facoltosa nel settore, che sicuramente  avrebbe migliorato il mio CV” (chi è interessato al nome dell’agenzia può scrivermi in privato). Quindi, è davvero necessario impiegare ore, giorni o addirittura mesi in tirocini del genere? Direi proprio di no. Anzi, credo che queste persone siano la rovina del nostro settore; quindi mi raccomando, non sentitevi in colpa di declinare “offerte” del genere, siatene orgogliosi!

 

Si può vivere di traduzione?

A-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e-s-ì. Anche se non dobbiamo mai dimenticare che è un lavoro vero e proprio, che il tempo è denaro e che siamo noi i capi di noi stessi, pertanto:

  • L’orario lo stabiliamo noi: beh, fino a un certo punto. Oggi è domenica e io sto lavorando, dato che domattina alle 8:00 ho una consegna per un cliente. Ho deciso io di dedicare un paio d’ore al mio lavoro oggi pomeriggio e non stamattina, questò sì, ma non ho deciso io i termini di consegna. Quindi il vecchio detto che il freelance ha tutta la libertà del mondo è vero solo in parte.
  • Io sono il capo di me stessa, quindi posso lavorare a oltranza: vero, ma attenzione a non dimenticare altre attività fondamentali per la vita di coppia e non (farsi la doccia tutti i giorni, togliersi il pigiama prima di mezzogiorno, fare tanta, tanta, tanta attività fisica e stare attenti alla posizione di schiena, gambe e polsi). Inoltre non avere un capo che ci controlla o un orario di lavoro prestabilito può portarci a trascorrere innumerevoli ore davanti al pc, o viceversa, a trascurare alcune parti del proprio lavoro per attività di svago (se non abbiamo un progetto di traduzione, non dimentichiamoci del marketing e della ricerca di nuovi clienti!).
  • Dedicare parte del nostro tempo alla contabilità e al controllo delle entrate/uscite: è un altro aspetto da prendere in considerazione, anche se io consiglio sempre di scegliersi un buon commercialista e passare a lui tutta la nostra contabilità alla fine dell’anno per il pagamento delle tasse e per il calcolo dei costi.

Come concludere? Beh, dicendo semplicemente che qualche anno fa mi sono catapultata nell’intrigante tana del bianconiglio, ho iniziato a disegno-di-cappellaio-matto-alice-disney-colorato-600x600

vivere di traduzione e adesso non potrei esserne più felice. Anche se però, come avviene a molti nel settore, vivere nel paese delle meraviglie un po’ il segno te lo lascia… 🙂

Chi vuole una tazza di tè?

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Che lavoro facevi? Le traduzioni?

Traduzione generale

Purtroppo è così che molte volte viene definito il mio lavoro. O meglio, il mio non-lavoro, il qualcosa che faccio per guadagnarmi qualche spicciolo mentre sono a casa.

Quando, a chi chiede informazioni riguardo la mia professione, dico: “Sono traduttrice”, la risposta automatica che esce dalle bocche delle persone è: “Ahhh, fai le traduzioni insomma”. Come se fosse un corso di spinning in palestra. Bè no, forse quello è ben più importante per mantenere la linea.

Io mi irrigidisco, sfodero il mio sorrisino tirato, e cambio discorso.

Il problema non è che le persone classifichino il nostro lavoro come tale per farci un dispetto, ma perché non hanno la più pallida idea di che cosa sia, di cosa comporti un buon testo tradotto, di quanto lavoro e sforzo ci voglia per creare una traduzione da uno scritto che a volte, ahimè, risulta quasi incomprensibile nella lingua sorgente.

Da qui ne deriva la relativamente poca richiesta di traduzioni dall’inglese o dallo spagnolo da parte delle aziende, perché “tanto si arrangiano loro con i dipendenti interni che bene o male sanno un po’ di inglese”, oppure che “capiscono perfettamente lo spagnolo perché è praticamente uguale all’italiano”.

Poi succedono cose come questa:

http://www.expo2015contact.it/traduzioni-professionali-expo-2015-inciampa-sullinglese/

e allora casca l’asino.

Avete voluto risparmiare non chiamando traduttori professionali, o meglio, persone che “fanno le traduzioni” di lavoro nella vita?

Allora beccatevi le risate da parte dei lettori del testo meta.

Purtroppo finché non ci sarà un albo che ci tuteli, sarà impossibile rendere consapevole coloro che non fanno parte del nostro cerchio di topi da biblioteca dell’importanza della nostra Professione. Sì, Professione con la “P” maiuscola, alla faccia di quanti credono che siamo semplicemente dei laureati attaccati al computer tutto il giorno a fare ciò che un buon commerciale estero di un’azienda potrebbe fare guadagnandosi il pane in un ufficio.

Lo stesso discorso vale per chi crede che pagando poco una traduzione il risultato sia il medesimo.

Rispettando i prezzi reali del nostro mercato rispetteremo noi stessi. Per questo motivo io mi rifiuto di lavorare con aziende che offrono cifre come EUR 0,04 a parola no match per testi legali o tecnici altamente specializzati, e meno della metà di un centesimo di euro per i fuzzy. No signore, preferisco rimanere senza lavoro o tradurre per organizzazioni ONLUS per approfondire la mia esperienza in un determinato ambito professionale.

È proprio per questo che oggi ho deciso di sfoderare il logo del movimento No Peanuts! nel mio blog, sperando che sempre più persone si rendano conto che non siamo scimmiette, che noi svolgiamo un mestiere serio e alquanto complicato, e non lavoriamo per noccioline!

Per saperne di più, fate clic sul link a continuazione:

http://nopeanuts.wordpress.com/

No Peanuts Movement!

Noi siamo degli architetti del linguaggio e ci meritiamo la giusta considerazione nel nostro adoratissimo lavoro.

Approfitto dell’argomento trattato in questo articolo per ringraziare la collega Chiara Bartolozzi per la perla di Mona Baker che ha pubblicato sul suo blog:

Baker

Buon lavoro a tutti! 😀

 

Il traduttore non esiste

Traduzione generale

Inizierò questo articolo con la citazione presente in un interessantissimo post che ho letto in questi giorni, Literary Translators: The hidden architects of the foreign language novel (http://uponmyword.com/literary-translators-the-hidden-architects-of-the-foreign-language-novel/trackback), nel quale si descrive la sottostimata condizione del traduttore, che rimane umilmente nascosto dietro la struttura architettonica di qualsiasi tipo di testo. In poche parole, si legge nell’articolo, il traduttore non esiste, o non deve esistere in determinate situazioni, affinché i meriti (e talvolta i demeriti) siano attribuiti unicamente all’autore del testo originale.Anche noi usiamo il microscopio!

In questo post in concreto, viene trattato principalmente il lavoro dei traduttori di romanzi, mansione difficilissima e assolutamente sottovalutata, nella quale raramente il lettore del testo meta è interessato a chi si è preso la briga di ricreare nella lingua target le centinaia di pagine scritte in inglese, francese, spagnolo o chissà quale altra lingua esotica. Tuttavia il lavoro di trascrivere un determinato tipo di testo e di affascinare il pubblico della lingua di arrivo con parole sublimi ed espressioni convenienti appartiene proprio ai traduttori, ed è evidente quando un buon professionista si cela dietro alle righe di un testo ben scritto.

Possiamo tranquillamente ampliare il ventaglio a qualsiasi tipo di testo e non solamente ai romanzi. I traduttori si nascondono dietro ai manuali di istruzioni di elettrodomestici, dietro le confezioni di shampoo che ogni giorno utilizziamo sotto la doccia, dietro a opuscoli pubblicitari, dietro al sito internet internazionale delle nostre scarpe preferite.

Oltre alle sopracitate categorie in cui un traduttore può trovarsi coinvolto, vorrei soffermarmi a descrivere brevemente le particolari difficoltà che si celano dietro a un testo di marketing.

Durante la traduzione di un interessantissimo documento commerciale, mi ritrovai di fronte a questa frase, che, nonostante la sua brevità, risultò essere un vero e proprio rompicapo, la cui soluzione si presentò solamente dopo qualche ora di riflessioni e di modifiche delle varie possibilità che mi ero annotata accanto al testo originale:

“You have bought a new XXX. How about it”

Stop. Punto. Assolutamente nessuna informazione addizionale che mi facesse capire come tradurre quell’espressione un po’ slang dell’inglese americano.

Avrei potuto scegliere di fare una traduzione del tipo:

“Hai comprato un nuovo XXX. Come ti sembra”

ma non mi sembrava che suonasse molto bene in un opuscolo illustrativo del prodotto. In queste particolari situazioni entra in gioco il vero lavoro del traduttore. Una frase che può sembrare estremamente semplice e assolutamente comprensibile nella lingua originale, se posta in un determinato tipo di testo e in una determinata posizione del paragrafo che dobbiamo tradurre può divenire un vero e proprio tormento per il traduttore.

Il yraduttore architettoLe prime domande che sorgono nella mente del professionista sono: come tradurre questa frase? È meglio rimanere letterale o cambiarla completamente e inventarne una nuova, cercando di rimanere il più vicino possibile alla semantica e alla pragmatica dell’espressione? E se al cliente non piace? Conseguentemente dobbiamo prendere una decisione, rileggerla più volte ovviamente, cambiare qualche virgola, dividerla in un paio di clausole magari, per dare più forza alla parte finale della frase a effetto. L’importante è azzeccare la versione che piacerà al cliente finale, l’acquirente vero e proprio del prodotto, affinché lo scopo del testo originale sia presente anche nel testo meta nella lingua straniera.

Per queste tre misere parole, il traduttore può impiegare molto del suo preziosissimo tempo, senza ricevere nessun elogio al rispetto. In fin dei conti l’idea non è sua, lui è solo la macchina, la parte tecnica, l’esperto delle parole che trascrive un testo inventato da qualcun altro nella sua lingua madre, non il genio delle frasi a effetto.

Ed è proprio qui che giace l’ERRORE di molti. Il traduttore che ricrea l’idea dell’autore originale in una seconda lingua è complice di un testo ben scritto, di una pubblicità grandiosa o di una frase che colpisce il pubblico della lingua meta.

Un traduttore può peggiorare, migliorare o lasciare invariato un determinato testo. A lui la scelta. O la capacità, ovvio.

È molto importante che ci sia anche il suo nome sul pezzo di carta o sul foglio digitale accanto a quello del creatore del testo, che sia un romanzo letterario di scala mondiale, un foglietto illustrativo di un prodotto comprato al mercato o di una brochure di carattere generale. Il suo nome non può essere abbandonato nell’oblio, non è giusto.

È tempo di riconoscere il lavoro di questa meravigliosa categoria professionale, attribuendo i giusti meriti e demeriti ai trascrittori che si nascondono dietro un determinato tipo di testo, e di avvalersi della loro esperienza e delle loro conoscenze, per toccare con mano la reale grandezza di un prodotto creato da un buon professionista dotato di anni di esperienza nel mondo della traduzione.

Piccoli consigli su come iniziare l’attività di traduttore e interprete freelance. (No, non è un’impresa impossibile…)

Interpretación, Traduzione generale

Versión española

Il 2013 è stato un anno incredibile.

Appena finita l’università pensavo fosse praticamente impossibile diventare una traduttrice freelance senza l’aiuto di nessuno. E invece non è stato così.

Bè, non posso dire che non si siano presentati alcuni problemini riguardo all’apprendimento di programmi di memorie di traduzione, allo scovare nuovi clienti, al farsi pubblicità (io mi ritengo una pessima commerciale, soprattutto a livello personale!), al capire il funzionamento delle associazioni di traduttori e interpreti, allo studio di determinati temi di interpretariato. Ma quanta soddisfazione alla fine…

Indubbiamente è stato fondamentale l’aiuto di alcuni colleghi che mi hanno indicato la giusta via per poter iniziare alla grande un’attività così particolare come questa, fornendomi a suo tempo degli ottimi consigli per scovare nuovi clienti e farsi conoscere. Ed è quello che ho intenzione di fare io con questo articolo: gettare un po’ di luce sulla via di quei futuri traduttori che non sanno molto bene da che parte iniziare.

Ma bando alle ciance adesso, e cominciamo dall’ABC, dal giorno in cui realmente presi la decisione di diventare una traduttrice e interprete professionale dopo aver terminato il corso di studi in Traduzione e Interpretazione.

Scaletta del traduttore rookie:

  1. Fare un bel respiro, accendere il computer e aprire un programma per redazione di testi. Dopodiché ripensare a tutte le nostre migliori caratteristiche, sia a livello professionale che accademico, e preparare un buon curriculum vitae, evitando di redigere papiri lunghi 10 pagine o più. L’ideale sarebbe riuscire a raccogliere tutte le informazioni in una singola pagina, affinché il cliente possa vedere in un colpo d’occhio tutte le nostre esperienze e competenze senza perdersi neanche una virgola. Sconsiglio caldamente l’uso del template di Europass, poco leggibile e per niente chiaro, con troppe informazioni -a parer mio- innecessarie che distolgono l’attenzione dai punti più salienti della nostra carriera professionale e accademica. Nella prima pagina mettere bene in risalto che tipo di servizio stiamo offrendo (scrivere a lettere cubitali le parole: “traduttore” e/o “interprete”) e le nostre capacità informatiche, fondamentali per questa professione apparentemente tanto umanistica. Iniziare sempre dall’ultimo lavoro svolto sino ad arrivare alle prime ma non meno importanti esperienze professionali, aggiungere un bel paragrafo delle nostre esperienze accademiche e terminare con una bella nota sul trattamento dei dati personali. Una volta preparato un buon curriculum…
  2. Iscriversi ad associazioni nazionali di traduttori e interpreti (solo per professionali laureati o professionisti che appartengono al settore già da molti anni) e a siti specializzati per traduttori e interpreti. A volte vale realmente la pena investire un po’ del nostro tempo e denaro in queste piattaforme, dove si possono incontrare buoni colleghi e clienti interessanti, nonché offerte di lavoro tutti i giorni.
  3. Crearsi un bel biglietto da visita e una brochure, nel caso si voglia fare del sano marketing aziendale. È sconsigliabile inviare il nostro curriculum alle aziende se vogliamo proporre la nostra collaborazione professionale. Bisogna ricordarci che non stiamo cercando lavoro ma clienti! Ci sono siti internet economici ma allo stesso tempo molto seri per stampare i documenti, come ad esempio Vistaprint, assolutamente raccomandabile.
  4. Dedicare ore, giorni, mesi alla ricerca di clienti. Molte volte viene voglia di gettare la spugna dopo pochi tentativi, ma in questo tipo di lavoro (così come in tutte le professioni freelance) è necessario investire molte ore -ahimè- non retribuite per raggiungere un portafoglio di clienti sufficientemente ampio per poter “arrivare alla fine del mese” senza troppo complicazioni.
  5. Continuare ad aggiornarsi e partecipare a conferenze relative al mondo della traduzione. Purtroppo molte volte non riusciamo a trovare il tempo per questo tipo di attività, ma è davvero molto importante per conoscere nuovi colleghi (il nostro lavoro non è così solitario!) e offrire nuovi stimoli alla nostra attività. Devo mettermi anch’io nel gruppo di professionisti che non è stato in grado di partecipare a molte riunioni tra traduttori nel 2013… Ma uno dei miei buoni propositi di quest’anno è proprio questo! Partecipare a moltissimi congressi e aggiornarmi sempre di più! 😀
  6. Conoscere molto bene il proprio computer, la web 2.0 e i programmi di traduzione assistita sono must imprescindibili per ottenere buoni risultati. Il mondo dell’informatica non smette mai di aggiornarsi e di creare nuove risorse, e questo vale anche per l’informatica della traduzione. L’esperienza sin’ora mi ha insegnato che in questa professione se non si amano i computer c’è poca speranza di sopravvivenza. Con questo non voglio dire che sia indispensabile iscriversi a un corso per programmatori e diplomarsi a pieni voti, ma nel nostro lavoro siamo pressoché soli, e quando si presenta un problema non possiamo ruotare la poltrona e chiedere al nostro collega seduto di fianco. Al massimo possiamo cercare nella web per trovare risposte soddisfacenti date da altri professionisti nostri colleghi, ma se non sappiamo cercare realmente bene, Google non ci aiuterà, questo è garantito. È quindi un circolo vizioso, la cui via d’uscita è solo la conoscenza approfondita dei nostri mezzi di lavoro. Di recente mi si è presentato un problema nel nuovissimo Trados 2014 che non riuscivo a risolvere; non fui in grado di trovare nessuna soluzione neanche in internet e per questo lo descriverò in questo link, dimodoché nessuno dovrà più passare dei brutti quarti d’ora prima della consegna di un progetto di traduzione.
  7. Continuare a inviare curriculum, a prescindere dal numero di clienti che siamo riusciti a raggiungere nell’arco di un determinato periodo di tempo. I clienti possono arrivare e andarsene con la medesima facilità e non sempre abbiamo la certezza di lavorare con loro per l’eternità. Per questo motivo un professionista freelance deve coprirsi le spalle senza gridar vittoria troppo facilmente. La promozione dev’essere costante, è la nostra unica chiave di successo per assodare una buona attività produttiva.

Quindi perseveranza e passione per questa professione sono due tra le caratteristiche più importanti per sfondare nella carriera. Senza di esse sarà molto difficile poter percorrere il cammino del traduttore/interprete freelance e avere successo.

È duro, i risultati purtroppo non si vedono immediatamente, non esistono “buste paga” a fine mese sicure e garantite ma la soddisfazione è grande.

Quindi per tutti gli appassionati di lingue straniere e computer, il mio consiglio spassionato è di provarci e toccare con mano se realmente, per voi, ne vale la pena.

Buon 2014! 😀

Traduzione generale

¡Hola gente!
Hace unos meses comencé a pensar en cómo sería trabajar en una empresa de traducción… ¡que fuese mía! Estaría muy pero que muy bien. El único problema es que nunca he trabajado en una empresa de traducción y creo que es imprescindible tener “algo” de experiencia en este ámbito laboral antes de meterse en cosas tan gordas.
Así que dejé de pensar en ello y me centré en encontrar un trabajo que me proporcionara una experiencia suficiente antes de aventurarme en algo tan estimulante.
Sin embargo, sigo pensando que siempre viene bien un poco de información, aunque sea muy general, sobre lo que queremos ser y hacer en la vida.
Esta entrada del blog Traducción y Tecnología creo que está muy bien, ya que explica los primeros pasos que hay que dar antes de empezar este tipo de empresa.
¡Echadle un vistazo si os interesa el tema! Porque merece bastante la pena.

¡Un saludo!

T2

Esta presentación es un resumen de las principales pautas para realizar un plan de negocio recogidas en la guía Quiero montar un gabinete de traducción e interpretación  (Comunidad de Madrid, 2009). Los detalles completos pueden consultarse en esa monografía (citada al final de la presentación).

El objetivo de este resumen es motivar a los jóvenes emprendedores a crear su propia empresa y mostrarles que ellos también pueden, si quieren, construir sus propias oportunidades laborales en el mundo de la traducción y la interpretación.

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